Se non hai questi 5 requisiti, non puoi andare in Diretta

Conduzione Radiofonica

Se non hai questi 5 requisiti, non puoi andare in Diretta

Ci sono elementi che caratterizzano qualsiasi tipo di lavoro, assolutamente imprescindibili, indispensabili per rendere l’operato quanto possibile soddisfacente e soprattutto professionale, in questo caso, alle orecchie degli ascoltatori affinché non vengano deluse le loro aspettative.

Ma, indubbiamente, sono determinati aspetti a fare la differenza in un contesto lavorativo, sinonimo di preparazione e attenzione rispetto alle caratteristiche che concorrono alla resa finale di ciò che viene svolto.

In radio è importante avere tutto sotto controllo quando si è in  diretta. Ogni elemento deve avere la sua giusta importanza, senza sfuggire al caso o essere vittima di ritardi e imprevisti dell’ultimo minuto.

A tal proposito, abbiamo deciso di stilare la classifica delle cinque cose che, secondo noi, non devono mancare “on air”. Un elenco che, al di là della posizione in classifica, mira a rendere chiara l’importanza e la funzione svolta da determinati aspetti che caratterizzano la conduzione di un programma radiofonico.

Al 5° posto, non restare “senza parole”. Può capitare, sulla base di imprevisti o cause di vario tipo, che la distrazione possa prendere il sopravvento tanto da provocare nello speaker un senso si smarrimento. Attenzione, quindi, a non perdere la concentrazione per cause esterne. Cercare sempre di riuscire a trovare la chiave giusta per svincolarsi da possibili situazioni di “impasse”. Perché la cosa peggiore è lasciare un vuoto in diretta!

Al 4° posto, la scaletta. Indispensabile, fondamentale, utile per avere la “bussola” della situazione. Un lavoro preliminare, quello svolto con lo staff redazionale, affinché l’esame dettagliato delle cose da dire in onda possa avere un suo puntuale e preciso ordine, all’interno di una collocazione logica ben delineata nelle varie argomentazioni da proporre ad un determinato target. Elaborare la scaletta significa avere il quadro esatto dei tempi da rispettare, evitando così possibili sforamenti orari.

Al 3° posto il sorriso, che non deve mai mancare in uno speaker. Gli stessi professionisti del settore hanno spesso affermato che ci sono alcuni fedelissimi ascoltatori in grado di riuscire a percepire lo stato d’animo reale del conduttore, anche quando quest’ultimo è un po’ sottotono. Una forte fidelizzazione in grado di avvertire uno stato di disagio, magari psicofisico, per il proprio beniamino radiofonico, ormai conosciuto abbastanza bene. Il segreto forse è  dimenticare ciò che c’è fuori lo studio della radio: preoccupazioni e problemi che ovviamente capitano a tutti.  O meglio, far finta di dimenticare, ed immergersi in quell’emozione che una diretta riesce a trasmettere.

Al 2° posto, il rispetto verso gli ascoltatori. Può sembrare un aspetto banale, ma, secondo noi, è un elemento che non deve assolutamente mancare quando si è al microfono. Avere un atteggiamento consono verso chi ascolta; chiunque potrebbe esserci “dall’altro lato” della radio. Risulta, quindi, necessario essere protagonisti di un “talk” con un linguaggio “pulito” nella forma e nei contenuti, in grado di diffondere argomentazioni interessanti, non solo per ciò che viene discusso, ma anche per il modo con il quale vengono proposte al pubblico (poi ogni radio ha la sua linea editoriale). Il successo, infatti, di un ascolto sempre più esteso è dato anche dalla capacità dello speaker di saper coinvolgere gli ascoltatori, grazie ad un approccio serio e con un tono vocale tale da rendere stimolante e curioso ciò che viene raccontato “on air”. Insomma, il vocalist non si fa in radio.

Al 1° posto la preparazione. Necessaria, fondamentale, che racchiude un po’ tutte le componenti fin qui descritte. Il potenziale talento che si possiede, deve godere, nello stesso tempo, di una formazione adeguata frutto di un impegno costante e di tanta passione, come diverse volte abbiamo evidenziato. Essere preparati vuol dire saper gestire pienamente una diretta, con tutte le conseguenze e gli imprevisti del caso, senza tentennamenti o facili errori che potrebbero influenzare l’andamento di un programma e gli ascolti relativi ad esso. Non si improvvisa mai. Parlare al microfono, secondo noi, vuol dire conoscere bene l’oggetto dei propri interventi, al fine di poter essere preparati anche  nel caso arrivasse qualche messaggio di un ascoltatore, che potrebbe chiedere maggiori info riguardo un determinato aspetto del “talk” appena trasmesso. Guai a farsi trovare impreparati !

Queste le cinque cose che non devono mancare quando ci si trova alla conduzione di una diretta. Cosa altro aggiungereste voi?

Articolo a cura di Maurizio Schettino