LondonOneRadio: la Radio per tutti gli italiani a Londra

Interviste

LondonOneRadio: la Radio per tutti gli italiani a Londra

Nel cuore di Londra c’è una radio che parla italiano, l’unica radio della capitale britannica che offre un servizio agli oltre 600mila connazionali che per un motivo o per l’altro vivono lì. A guidare il mezzo di comunicazione c’è Filippo Baglini, un tipo grande e grosso con l’accento toscano diventato “Philip” dopo il curioso “Welcome Philip!” che la polizia di Scotland Yard gli ha riservato di ritorno dall’Italia: “Quando torno nel mio Paese per le vacanze di Natale nessuno mi saluta dicendomi benvenuto”, ammette sorridendo ricordando l’episodio. Ed è proprio lui a raccontare ai microfoni di RadioSpaker.it cos’è LondonOneRadio, e cosa ci fa una radio tricolore nella capitale tornata ad aprire le pagine di cronaca dopo il caso della Brexit.

È iniziato tutto in un armadio – rivela Philip parlando dell’esordio radiofonico – i vestiti facevano da insonorizzazione”. Non sarebbe stato utile indagare sulla marca degli abiti e nemmeno sul colore, ma sapere che l’ospite della prima trasmissione nell’arm(r)adio fu un certo Ennio Morricone ha restituito un certo stupore. LondonOneRadio fa luce su molti aspetti sociali che interessano non solo quella italiana ma tutte le comunità che vivono a Londra.

Ecco perché capita di vedere artisti di strada di diverse nazionalità fissare con gli occhi lucidi la sede di LondonOneRadio sperando di non essere respinti come accade nei grandi network. Così il piccolo sogno si realizza e una parte del palinsesto è dedicata proprio alla musica emergente. “Ci arrivano circa 50 mail al giorno”, dice ancora Philip. Si tratta di volontà dichiarate di esporre la propria musica a quanti più utenti possibili. È da qui che possono uscire allo scoperto talenti che altrimenti resterebbero chiusi nella propria stanza, comunque nei pressi di un armadio.

Allora, innanzitutto, cosa ci fa una radio italiana a Londra?
Qui a Londra ci sono diverse comunità straniere, e nonostante ci siano quasi 600mila italiani nessuno di questi poteva ascoltare note tricolori. C’era stato un tentativo storico nella seconda guerra mondiale con Radio Londra, ma non era fondata da italiani. Trasmetteva sulle frequenze della BBC con una dedica di un’ora al giorno. Quindi, fondando un’azienda di comunicazione ho avuto anche l’idea di mettere in piedi una radio. Le prime trasmissioni le facevamo da un armadio, è qui che ho intervistato Ennio Moricone. I vestiti facevano da insonorizzazione. Oggi invece abbiamo uno studio con microfoni e pannelli e la radio è patrocinata dal consolato italiano a Londra. Siamo in costante contatto con l’Italia.Non si tratta di un gioco, chi vuole fare radio deve svolgere un piccolo esame. Andiamo in onda con la goccia del miele per non arrivare con la voce fioca.

Dunque c’è un’attenzione particolare su quello che fate…
Quello che facciamo è diventato il nostro lavoro e ci occupiamo di diversi temi. Per esempio, abbiamo rubriche come “l’avvocato risponde”.

Parliamo di infotainment…
Sì e le persone iniziano a capirlo. Ma siamo anche una radio mobile: ci spostiamo con una valigia e seguiamo concerti live ed eventi istituzionali. Abbiamo intervistato molti personaggi di un certo calibro e il nostro lavoro è in continua evoluzione.

Quanti siete dietro questo progetto?
Siamo circa una decina, i grossi contributi provengono dai ragazzi universitari che vengono a fare esperienza. Ecco, senza di loro saremmo ancora nell’armadio.

Anche se registrare nell’armadio ha il suo fascino…
Se ci penso oggi mi rendo conto di essere stato un pazzo. Comunque ci teniamo a promuovere giovani talenti che provengono da tutto il mondo.

C’è una selezione?
Cerchiamo di dare visibilità a tutti. Arrivano brani dall’Australia, dal Canada e da diversi connazionali che vivono in Spagna. Nessuno come noi concede questa visibilità. Cerchiamo di aprire le porte ai giovani, e i giovani rispondono inviandoci anche 50 mail al giorno con richieste di esibizioni.

Quindi siete un punto di riferimento…
Siamo l’unica radio italiana a Londra. E spesso mi avvalgo della newsletter di RadioSpeaker per preparare le nostre riunioni. I vostri articoli ci sono utili anche per approfondire temi che portiamo in onda. Bisogna sempre fare un’informazione corretta, soprattutto in questo periodo in cui si continua a discutere sulla Brexit. Molti studenti ci chiamano per conoscere il loro destino a Londra. Siamo comunque attenti a ogni tema attuale, abbiamo avuto il piacere di parlare con Marco Cappato per la delicata questione del fine vita, quindi di scoprire la posizione inglese

Mi sembra di capire che avete una bella responsabilità, qual è la vostra sensazione?
Noi riferiamo la notizia nuda e cruda, questa è la base di partenza. Abbiamo profondo rispetto per gli ascoltatori. Se c’è un programma a quell’ora si fa a quell’ora, è importante instaurare un rapporto di fiducia con chi ci segue.

Articolo e intervista a cura di Daniele Campanari