Luca Ward: "C'è bisogno di giovani"

Interviste

Luca Ward: "C'è bisogno di giovani"

Inutile negarlo, è tra i personaggi più noti ed amati da tutto il pubblico italiano. Per una telefonata, un messaggio vocale o la sveglia che suona con la sua voce, saremmo disposti a tutto.

E lui, Luca Ward, sa di avere in dote un talento spontaneo coltivato per lungo tempo prima di sfruttarlo con successo nel suo lavoro.

Tra doppiaggio, televisione e radio, Ward si può dire impegnato su diversi fronti artistici che evidenziano la sua natura duttile. È conosciuto soprattutto per aver dato voce a divi di Hollywood che hanno messo il proprio fisico in film mai dimenticati. Ma adesso alterna i turni nella camera oscura del doppiaggio col programma Latitudine Soul trasmesso su Radio 1 Rai dal martedì al giovedì alle 23.05. Una testimonianza, questa, che apre nuovamente le porte della radio alla recitazione. Un po’ come accadeva coi radiodrammi di qualche tempo fa.

Ciao Luca, ma che ci fa un doppiatore alla radio?
Radio e doppiaggio sono due cose complementari. Pensa ai radiodrammi della Rai, tutto è cominciato da lì, lo speaker di turno recitava la sua parte stando al microfono. Si trattava proprio di recitazione, di attori che si ritrovavano in radio.

Quindi non ti trovi male…
Per niente. A differenza del doppiaggio, in radio ho la possibilità di far emergere me stesso, la mia recitazione e non quella dell’attore che ha già fatto la sua parte comparendo sullo schermo. Nel doppiaggio devo dare atto ai movimenti dell’attore, alle sue emozioni, continuando a dare il senso che già è stato dato durante la recitazione. Tutto questo non c’è in radio.

Parliamoci chiaro, il successo di un moderno radiodramma è dettato soprattutto da chi c’è in voce…
Certamente! Ricordi Jack Folla, no? Dalla penna di Diego Cugia è nato quest’uomo che faceva il suo programma radiofonico dalla sua stanza carceraria, il “braccio della morte”. Folla, il protagonista, veniva interpretato da Roberto Pedicini. Ebbene, la presenza vocale di Roberto è stata fondamentale. Se quella di Jack Folla era una trasmissione di successo il merito è stato anche della “sua” voce.

Ecco, a proposito di voce, su Facebook ci sono persone che ti acclamano ogni giorno perché attratte dalle tue corde vocali. Ti rende felice tutto questo attaccamento?
Mi fa molto piacere essere seguito dal pubblico che, chiaramente, ringrazio. Tra l’altro sono uno di quei personaggi che ama il contatto diretto con gli spettatori. Averlo è possibile, per esempio, a teatro. Riguardo Facebook, va precisato che la mia pagina non è mai stata sponsorizzata e che tutti i like che ci sono oggi sono spontanei. Io e la mia squadra non abbiamo mai comprato nessun “mi piace”, non abbiamo mai obbligato nessuno a seguirmi e non facciamo pubblicità slegate al mio mestiere come invece fanno altre persone.

Gli youtuber?
Sì, esatto, quelli.

Eh, sono arrivati anche nel doppiaggio…
Guarda, ognuno dovrebbe fare il suo lavoro: se uno è doppiatore che facesse il doppiatore. Oggi sono tutti scrittori, attori e cantanti. Ma quando vai in tivvù le cose vengono a galla, il video mostra un’altra faccia, diversa rispetto a quella che il pubblico era stato abituato a vedere sul web. Quindi…

Allora col doppiaggio come siamo messi, i giovani hanno possibilità?
Il doppiaggio avrebbe bisogno di nuove voci, non è concepibile sentire sempre le solite quando vanno in onda le seguitissime serie tv. La gente si stufa di ascoltare gli stessi doppiatori e finisce per vedere il film in lingua originale. Per carità, non dico che i mostri sacri dell’arte debbano smettere di doppiare. Ma se tornassi indietro, se avessi ancora la possibilità di dirigere i turni di doppiaggio formerei almeno cento nuove voci all’anno. C’è bisogno dei giovani.

Intervista a cura di Daniele Campanari