Renzo Di Falco: “Mai sentirsi arrivati”

Interviste

Renzo Di Falco: “Mai sentirsi arrivati”

Passione, gioco, curiosità, informazione. E poi mai, mai sentirsi arrivati anche se ci si sente premiati. Sono questi gli elementi che Renzo Di Falcoattualmente in onda dalle 22 all’una su RDS in coppia con Melania Agrimano – evidenzia con estrema cura dei particolari. Particolari che, anche a microfono spento, vengono fuori con carattere dalla voce di Renzo.

È una voce sicura, la sua, perché come tanti altri conduttori radiofonici anche Renzo è partito da lontano, da una radio locale di Latina, la sua città.

Qui ha conosciuto Tiziano Ferro. I due si sono guardati, forse osservati a lungo e poi parlati: “Sei bravo”, avrà detto Tiziano. Da questo partire è proseguito il viaggio verso il network che oggi lo sostiene, un viaggio che non ammette rischi perché fatto dal 100% grandi successi.

Come hai iniziato a fare radio?

Da piccolo leggevo i notiziari sul Televideo, intervistavo gli amici con registratori portatili. Insomma cazzeggiavo coi mezzi che avevo a disposizione. Da ascoltatore mi sintonizzavo su RDS, ma seguivo anche Tiziano Ferro che su Radio Luna conduceva “Dillo a Luna”. È stato proprio Tiziano ad aprirmi le porte della radio invitando in studio gli ascoltatori più assidui. Entro incuriosito dall’ambiente. Ma mi dissero che non ero adatto per fare radio. In realtà è proprio qui che comincio prendendo il posto di Tiziano quando lui parte per seguire i Sottotono in tour. Sono stato cinque anni a Radio Luna, cinque anni intensi. Poi la grande occasione è arrivata nel 2001 con Speaker Factory, il casting di Dimensione Suono Roma. Ho partecipato per caso. Dopo un mese mi hanno chiamato perché avevo vinto.

A proposito di Speaker Factory, sembra che per avere accesso in radio di livello bisogna passare per forza da questi talent...

A me è servito perché era l’unico casting del momento. Non sarebbe stato possibile accedere in radio nazionali se non eri già professionista. Si può essere contro o a favore, ma il talent è utile perché permette a chiunque di avvicinarsi alla radio. Le radio locali oggi sono fortemente in crisi, non c’è possibilità di gavetta. Molti editori non scommettono sui giovani, quindi questo strumento diventa essenziale. Dimensione Suono Roma mi ha dato tanto dal punto di vista tecnico, anche avere avuto a che fare con professionisti è stato fondamentale. In ogni caso, quando stai al microfono ti devi divertire. Il privilegio di chi fa radio è proprio questo: fare un lavoro che diverte. La passione e il gioco sono elementi importanti. Ma non bisogna mai sentirsi arrivati se un talent ci premia.

Nel 2011, in un’intervista di radiospeaker.it condotta da Giorgio d’Ecclesia, hai ammesso che tra le radio “di programmi” apprezzavi Radio24. È ancora così?

Se fai radio devi ascoltare anche la concorrenza. Confermo quanto detto in passato, sono un fan de “La zanzara”, per esempio. Mi piace molto Radio24, anche se sento tutto per curiosità. Ecco, un’altra componente fondamentale di questo lavoro è la curiosità. Non devi mai affrontare gli argomenti senza averli approfonditi prima, anche se il tempo che dedicherai è poco. Bisogna informarsi e restare sempre aggiornati. Gli ascoltatori si accorgono se dici castronerie, se fai un errore ti arriva la rettifica via messaggio. Gli ascoltatori sono anche un po’ rompicojoni (ride ndr).

Quindi cosa pensi di Giuseppe Cruciani?

È un simpatico provocatore. Ho avuto il piacere di conoscerlo perché per due edizioni è stato uno dei coach di RDS Academy. Chi si indigna per quello che dice non lo capisce fino in fondo.

Tornando alle origini, insomma, vieni da una famiglia di ottici. Ti sei presentato come “la pecora nera della famiglia”

L’ottico è una tradizione di famiglia che, comunque, seguo tutt’ora. Curo il brand, la comunicazione, certo non sono un “esperto” di ottica. In ogni caso, se non avessi fatto radio per lavoro l’avrei fatta per hobby.

Photo Credit: RDS

Intervista a cura di Daniele Campanari