Resistenza e Radio, l’appassionante vicenda di Radio Co.Ra

Storia della Radio

Resistenza e Radio, l’appassionante vicenda di Radio Co.Ra

Immaginate una radio. Una radio senza dimora fissa. Clandestina clochard dell’etere. Immaginatene le voci e collocatele nel periodo delle Resistenza. Tra i suoni sordi delle mine. Tra i boati delle bombe. Le rappresaglie. I rastrellamenti e  le urla dei bambini.

E poi immaginate una parola d’ordine; più che altro un’ossessione. L’Arno scorre a Firenze. Il fiume, simbolo di vita. E altri messaggi in codice. Le parole, spifferi di sopravvivenza. E ancora, un’altra ossessione. Diremmo un obbligo: non dover trasmettere dallo stesso posto più di due volte al giorno, contromossa vitale per sfuggire alla localizzazione da parte dei nazifascisti e al loro bombardamento, che pure lambì, risparmiandola forse per volere del Cielo, Radio Co.Ra( acronimo di Commissione Radiofonica).

Quell’episodio fu un segnale, che gli ideatori di quell’impresa di comunicazione colsero al volo. Enrico Bocci, Luigi Morandi e Italo Piccagli, ai quali presto si unirono nella missione altri partigiani, anche di altre parti d’Italia.  Andare avanti nella missione significava per loro soprattutto non  essere scoperti dai nazisti. Non essere scoperti dagli invasori significava veder un giorno, chissà quando, l’Italia liberata. Significava nell’immediato  poter trasmettere con regolarità, e per questo  la radio  veniva spostata di continuo.

Immaginate ora il peso che hanno, e il ronzio metallico che fanno una strumentazione posticcia, fili, microfoni e cianfrusaglie per telegrafisti mentre in tutta fretta vengono trasportati  di luogo in luogo. Per poi essere ricomposti. Immaginate il tremolio delle mani nel tempo della ricomposizione. La fretta, il nascondiglio, la fuga. L’immensa  gioia di aver rubato un altro giorno alla vita. Di aver donato altre ore di riparo sicuro a quelle cianfrusaglie.

Questo fu Radio Co.Ra. Un’intuizione salvifica, più che una vera e propria radio, che per cinque mesi - dal gennaio al giugno del 1944 - tenne i contatti con il Comando angloamericano dell’ VIII Armata grazie all’indefettibile passione civile dei suoi tre fondatori. Un inedito nella storia della Resistenza italiana, un’ operazione di “intelligence” nel ventre squartato di una (non) nazione allo sbando, che servì agli alleati affinché potessero dall’alto dei loro aerei non solo lanciare armi e cibo ai partigiani in montagna, ma soprattutto sferrare attacchi alle truppe tedesche.

Le informazioni criptate che giornalmente provenivano dalla Co.Ra indicavano l’esatta ubicazione degli obiettivi militari. Ciò ha evitato stragi di civili. Inoltre le “dirette” della radio fornirono preziose informazioni per favorire una veloce conquista alleata dei territori invasi del nord Italia.

Possiamo affermare  che radio Co.ra, fatte le debite proporzioni, svolse il compito che in Inghilterra più o meno contemporaneamente  fu di Enigma. La macchina a rotori decifranti che, intercettando le comunicazioni criptate tedesche, produceva Ultra, il testo in chiaro. In Italia, assieme a Radio Londra, Co.Ra fece la sua parte fino a quando - il 7 giugno 1944 -  un gruppo di soldati della Wehrmacht irruppe nella sede centrale della radio, in piazza D’Azeglio a Firenze, dopo aver individuato la ricetrasmittente forse grazie ad una soffiata. O più verosimilmente grazie ai radiogoniometri in loro dotazione.

Uno degli speaker, Luigi Morandi, fu colto di sorpresa proprio mentre trasmetteva e ferito dopo una breve opposizione in cui riuscì a colpire  a morte un soldato. Morirà due giorni dopo. Gli altri co-fondatori, Bocci e Piccagli e altri tre membri del gruppo furono invece arrestati e uccisi nei giorni seguenti. Non videro la liberazione. La immaginarono. Alla memoria di quella spinta immaginifica rimane una medaglia d’oro per ciascuno.

Un’epica e commovente storia nella Storia della nostra Italia. Questo fu la vicenda di Radio Co.Ra,  che a poco più di settant’anni dal 25 aprile merita di essere ricordata. Lo spirito di quell’emittente e i suoi valori  rivivono  nella nuova Radio Cora,  fondata da poco, il 22 dicembre scorso. Sempre a Firenze. Al posto dell’etere e dei fili c’è il web. Ciò può dare una vocazione e una platea potenzialmente mondiale. Ugualmente però immaginatene il filo che le tiene insieme entrambe. E l’encomiabile animo di resistere agli urti.

 

 

Articolo a cura di Francesco Ventre